Inner flight (higher than the sun)
Una conversazione estemporanea mi ha fatto ricordare i miei sedici anni. Precisamente, ricordo quel giorno di ottobre, quando ancora non avevo l'adsl e nemmeno così tanti soldi da spendere per i cd. Mi vedo nella metropolitana milanese, con una borsetta di plastica: all'interno, Screamadelica dei Primal Scream e The Queen Is Dead degli Smiths. Molto probabilmente, da quel giorno io non fui più lo stesso.
Tutto cominciò circa un anno e mezzo prima, quando vidi The Hindu Times degli Oasis su Mtv: era la prima volta che sentivo una canzone così moderna ma al tempo stesso così retrò; mi sembrò stupenda. Quel riff, quella voce... tutto per me era così nuovo, tutto così diverso dal rock americano e commerciale che ascoltavo distrattamente in quel periodo. Ma quella sensazione finì lì, almeno fino alla visione dell'altro video anticipatore del nuovo album dei mancuniani: Stop Crying Your Heart Out. Per la prima volta nella mia vita, decisi che avrei dovuto avere quel disco. Lo comprò mio padre, lo ascoltai di sera a un volume vergognoso, sparandolo fuori dalle gigantesche casse dello stereo. I vicini sicuramente provarono fastidio, ma non dissero nulla. Questo non era rock, questo era il Rock, era il mio primo disco.
Poi arrivarono tutti gli altri album (ricordo ancora il primo ascolto di D'You Know What I Mean... aveva un sound così... denso), con Beatles, Stone Roses e pochi altri come contorno.
A fine settembre, entusiasmato da un'infuocata recensione positiva di Simone, comprai il cattivissimo Take Them On, On Your Own dei BRMC. Ecco che scoprii veramente cosa fossero una chitarra elettrica e un sound americano. Nel frattempo, i miei capelli cominciarono a essere un po' più lunghi (lo dico sinceramente: non per spirito di emulazione, ma a causa di una sensazione che sentivo dentro), le corde della mia chitarra iniziarono a vibrare (pigramente e di rado, a dire il vero), l'amore per la musica andava aumentando in modo esponenziale: stavo cambiando.
Ed ecco, allora, quel giorno di fine ottobre. La metropolitana milanese, dicevo, con in mano Screamadelica dei Primal Scream e The Queen Is Dead degli Smiths. Beh, è passato molto tempo, siamo invecchiati tutti, eccetera: non è facile ricordare le sensazioni di un sedicenne al primo ascolto della voce e delle parole di Morrissey. Mi tornano in mente solo le ore passate a leggere e rileggere e rileggere e rileggere ancora i suoi testi, tutto qua. Iniziai ad apprezzare la poesia, a scoprire Oscar Wilde e a muovermi lungo una strada letteraria che mi portò, in quegli anni, a idolatrare quello che ancora considero l'unico Capolavoro Assoluto che mi sia capitato tra le mani: 1984 di George Orwell. La musica, l'arte, tutto: i miei sedici anni.
Quando sei adolescente, oltretutto, ogni piccolo cambiamento nella tua giornata si trasforma in un'immensa metafora della tua vita. Screamadelica non fu da meno: per la prima volta (l'ennesima), mi trovai spiazzato. L'elettronica mi piaceva... checcazzo, questo non era previsto. Continuavo a chiedermi perchè fossi rimasto indifferente a quei suoni prima di allora, ma la risposta venne a galla solo qualche mese dopo: la mia mente stava aprendosi.
Quel disco fu la chiave che spalancò migliaia di porte, fu una spinta verso tutto il resto. Il mio vecchio blog ne storpia amorevolmente il nome, sottolineandone l'importanza. La mia pietra miliare, il segnalibro infilato tra le pagine della svolta. Volendo aggiungere l'ennesima frase fatta, dopo quel disco nulla fu più come prima per me.
Per me? Diciamo per la mia vita musicale, ecco. Ma, sapete, io sono ancora un ragazzino di sedici anni, la musica è ancora la struttura portante delle mie giornate, così come questi ricordi ignoranti, sgrammaticati e approssimativi sono le radici da cui continuo a crescere. Forse spreco il mio tempo, dite? Ma io, come Pavarotti, penso che una vita per la musica sia una vita spesa bene. Ecco tutto, ecco da dove vengo... non saprei aggiungere altro.
un grazie di cuore a Luke per l'ispirazione inconsapevole.
parole di Luca alle ore 23:01 del 03/09/2008 | link | 2 commenti
categorie: memorie dal passato, suoni, letture, parole
Control
Avete letto "Così vicino, così lontano" di Deborah Curtis? No? Molto male, provvedete.
Se non avete tempo (ma anche se l'avete o se l'avete già letto), questo film è un condensato delle forti sensazioni che potete trovare nel libro. Un condensato che, come è lecito aspettarsi, non vi sconvolgerà come l'opera a cui si ispira.
Però, bisogna spendere qualche parola sulla bellissima regia di Anton Corbjin, abile nel posizionare la telecamera e nel gestire il (fin troppo ovvio?) bianco e nero come se avesse ancora in mano la macchina fotografica usata trent'anni fa. Per non parlare di Sam Riley, veramente degno di impersonare Ian, che sfoggia un volto incredibilmente espressivo o totalmente gelido in base alle necessità e una buona abilità nell'interpretare quelle canzoni immortali, cosa non da poco. Quasi perfetto, se non fosse (a mio parere) addirittura fin troppo bello ed elegante (figo, per riassumere) rispetto al vero Curtis.
In fin dei conti, questo è un film che emoziona, ma non un capolavoro assoluto: merita senza dubbio di esser visto, comunque. E lo dico: sebbene avessi letto il libro e fossi preparato a certe sensazioni, non sono riuscito a bloccare il pianto nel finale. Vorrà dire qualcosa, no?
PS: per fortuna la raccapricciante cover di Shadowplay fatta dai Killers (Ian perdonali perchè non sanno quello che fanno) appare solo a titoli di coda inoltrati ed è, quindi, facile da evitare.
parole di Luca alle ore 23:46 del 28/08/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni, visioni
Ritagli #7
"Perchè io non arrivo in ritardo di mezzora, no... quello sì che sarebbe fastidioso, lo ammetto. Io arrivo in ritardo di due, tre minuti... quanto basta per dare un po' di sapore all'attesa. Il giorno in cui sarò puntuale vi renderete tutti conto che non c'è mai stata una maledetta ragione per essere perfettamente in orario"
parole di Luca alle ore 23:14 del 18/08/2008 | link | nessun commento
categorie: ritagli
Port O'Brien - All We Could Do Was Sing
Finalmente al debutto ufficiale sulla lunga distanza, i Port O'Brien si rifanno vivi dopo due EP e una raccolta. Rispetto alle ultime uscite, questo lavoro appare più compatto, più album. Mancano canzoni del calibro di A Bird Flies By, ma la nuova versione di I Woke Up Today, l'elettrica Pigeonhold e la trascinante Close The Lid sono solo esempi della qualità dell'opera. Non eccelle, va detto, ma ha il merito di proporre un folk-rock tipicamente americano che, comunque, si discosta dai soliti ascolti grazie a un'attitudine personalissima e quasi unica. Insomma, promossi per l'ennesima volta.
parole di Luca alle ore 12:09 del 16/08/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni
Di ritorno
Ho passato l'ultima settimana in una trascurabile località turistica. Però mi sono rilassato abbastanza e mi sono divertito senza fare cose eclatanti. Ora si riparte, cerchiamo di ingranare. La vedo dura.
parole di Luca alle ore 19:11 del 09/08/2008 | link | nessun commento
categorie: parole
Hoppipolla
Quando l'ho visto per la prima volta ho quasi pianto. Ora mi limito ad aver la pelle d'oca, non in senso metaforico.
parole di Luca alle ore 00:06 del 01/08/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni, visioni
Paragoni
Provate a ripensare a Well I Wonder degli Smiths, all'istante in cui si inizia a sentire, in sottofondo, il rumore della pioggia. Ecco, stasera mi sento così.
parole di Luca alle ore 00:00 del 21/07/2008 | link | nessun commento
categorie: parole
Sibylle Baier - Colour Green
Praticamente la storia è: Sibylle Baier scrive queste splendide canzoni per chitarra e voce tra il 1970 e il 1973 e le tiene come demo. Trent'anni dopo (no dico, lo sapete quanti sono trent'anni?) suo figlio le mette su un cd che regala un po' in giro. Anche a J Mascis, che ne rimane colpito e lo passa a un'etichetta discografica. Fine.
Ecco, non ho voglia di scrivere la solita pseudorecensione, questa volta. Però non credo che Nico abbia mai scritto delle canzoni così belle, vi dico solo questo. Addirittura? Addirittura. Per una volta, fidatevi.
parole di Luca alle ore 23:06 del 16/07/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni
Forest Fire + Distortions
Oggi vi voglio segnalare due band recenti:
I Forest Fire sono di Brooklyn e io ancora non so spiegare che genere fanno. Folk sbilenco e dissonante, con tanti rumori strani, ecco. Secondo me sono ottimi.
La cosa fondamentale è che potete scaricare legalmente il loro lavoro qui: http://forestfire-survival.com. Io l'ho fatto, l'ho ascoltato e ho ordinato immediatamente il cd (che costa tipo 6 euro, eh), perchè amo ricompensare chi se lo merita.
I Distortions, invece, sono una band francese dai chiari intenti, come si evince dal myspace: garage rock ruvido in stile anni 60. Il ragazzo tedesco che me li ha fatti conoscere dice che non hanno ancora pubblicato materiale su cd, ma che si portano qualche vinile ai concerti. E' un vero peccato, perchè non sono molte le band moderne ad avere vantare una tale energia, nell'ambito di questo genere. Ascoltare per credere.
parole di Luca alle ore 21:40 del 13/07/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni
Completely wrong, totally wrong
parole di Luca alle ore 23:32 del 09/07/2008 | link | un commento
categorie: suoni, visioni
Ritagli #6
"Ti capita mai di aver così tante cose da dire, ma di non sapere come fare?"
"Mmh"
"...e proprio quando tutte le parole stanno per uscire... ti blocchi"
"Sì, mi capita, a volte"
"Anche a me, molto spesso... chissà perchè"
"Beh..."
"..."
"..."
"Cosa?"
"No, niente"
parole di Luca alle ore 23:55 del 06/07/2008 | link | 2 commenti
categorie: ritagli
Claudio Lolli - Aspettando Godot
I grandi cantautori italiani hanno sempre fatto parte della mia personale lista intitolata "Lacune da colmare". Nel senso che non ho mai voluto approfondire realmente la realtà dei cosiddetti grandi del nostro paese. Che ne so... De André, De Gregori, Guccini; di Battisti e Gaetano mi piacciono un disco e qualche canzone qua e là.
Ecco, però, che curiosando alla voce influenze di un myspace abbastanza frequentato negli ultimi tempi, ho scoperto diversi nomi nuovi, sia in ambito musicale che letterario. Uno di questi è Claudio Lolli.
Mi sono procurato alla svelta questo suo primo disco, datato 1972. Beh, devo dire che mi ha impressionato favorevolmente. Una scrittura asciutta con dei testi incisivi e spesso molto intensi (ogni volta che ascolto Michel e mi tornano in mente certe cose... insomma, la gola si annoda): una chitarra, un basso, qualche arco e una batteria che (di rado) appare con grande timidezza. Un uomo che produce buone melodie e butta giù in modo splendido qualche parola. Tutto qui.
Io non so come siano i Grandi Cantautori Italiani, non li ho mai approfonditi, dicevo. Però sono convinto che Claudio Lolli debba essere citato un po' di più, quando si parla di musica nostrana.
parole di Luca alle ore 23:44 del 29/06/2008 | link | 3 commenti
categorie: suoni
Ever fallen in love...
Mi sono maledettamente innamorato della voce di Melanie Pain, cantante dei Nouvelle Vague. Cioè, avete presente The Killing Moon? Oppure una a caso di queste canzoni?
parole di Luca alle ore 23:00 del 23/06/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni
Sigur Rós - Með Suð í Eyrum Við Spilum Endalaust
Dopo un album che ancora non conosco (Von), due capolavori e un ottimo disco, gli islandesi tornano ricominciando là dove Takk finiva, ma correggendo la traiettoria. L'impressione è che il tono stia diventando mediamente più "cantautorale" rispetto al passato, che i loro suoni si stiano snellendo. Chitarre acustiche più presenti, qualche sprazzo nello stile dei connazionali mùm, melodie come al solito di ampio respiro (Ára bátur la mia preferita). Sono diversi, ma non so spiegarvi in che modo. La qualità è sempre la stessa: molto alta, anche se Agaetis Byrjun e ( ) rimangono, a mio parere, irrangiungibili.
Consigliatissimo a tutti: emozioniamoci ancora un po', ne abbiamo bisogno, ne abbiamo veramente bisogno.
parole di Luca alle ore 23:38 del 17/06/2008 | link | 9 commenti
categorie: suoni
Le Luci Della Centrale Elettrica - Un breve live
parole di Luca alle ore 19:06 del 16/06/2008 | link | 2 commenti
categorie: suoni
"Da me non avrai che l'assenza"
Sento perennemente la mancanza di tutte le persone che ho conosciuto. Amici, conoscenti, gente che ho frequentato per una sera: tutti. Rischiare di mettersi a piangere davanti a una foto stupida, non sentirsi mai a proprio agio con certi pensieri. Avere ancora in mente, come un olio su tela, gli occhi di una ragazza con cui ho parlato solo per qualche ora, per esempio. Un casino.
Credo sia un maledetto problema di eccesso di empatia.
parole di Luca alle ore 22:34 del 15/06/2008 | link | un commento
categorie: parole
My Indole Ring - My Indole Ring
parole di Luca alle ore 18:53 del 14/06/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni
Ritagli #5
"Ma... cos'hai?"
"Niente, allergia di merda"
Ecco, è il momento di diventare grandi.
"No, seriamente... stai piangendo?"
E come al solito sono arrivato in ritardo.
"Vaffanculo. Sì, sto piangendo"
parole di Luca alle ore 23:42 del 08/06/2008 | link | nessun commento
categorie: ritagli, parole
Scoperte
Una delle preferite di John Peel. Da qualche giorno, anche una delle mie.
parole di Luca alle ore 23:46 del 03/06/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni
Thrushes - Heartbeats
Lo so, è estremamente derivativa, semplicistica, ripetitiva.
Però mi sono innamorato di questa canzone.
E... ehm... della cantante.
parole di Luca alle ore 11:31 del 02/06/2008 | link | nessun commento
categorie: suoni, visioni
Luca
21 anni passati imparando a cadere con stile perfetto, non smette mai di migliorare. Allergico alla polvere e a ciò che è prevedibile. Poche cose a cui riesce a prestare attenzione: quella ragazza, la musica, le sue chitarre, le parole di certe (poche) persone, alcuni veleni di uso comune. Aleinn Á Ný, ovvero: "Non è niente, ho solo sonno"
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